martedì 30 ottobre 2007

Aspetti psicologici ed emozionali legati all’attesa del trapianto

Con l’ingresso in lista di attesa il timore di non poter essere idoneo per il trapianto ed alcuni vissuti emotivi legati alla malattia come ansia, paura, depressione o irritabilità lasciano il posto alla speranza di poter guarire grazie all’intervento. A volte, peraltro, la paura di non riuscire a sopravvivere ad un’operazione così lunga ed impegnativa prende il sopravvento e molto spesso ci si può trovare a vivere emozioni contrastanti. In termini tecnici, in attesa del trapianto, si può sperimentare un sentimento di “ ambivalenza “ che può essere spiegato dal sentire convivere nel proprio animo sia la speranza di vivere che la paura di morire.

Spesso lo stato di malattia non viene percepito come davvero grave, soprattutto se ci sono

pochi sintomi o poche restrizioni, ad esempio nella dieta. Ci si può trovare perplessi o poco inclini a considerare l’impegno altrui e i costi delle varie procedure e può subentrare una reale alterazione nella percezione della propria condizione di malattia che porta ad atteggiamenti di sfiducia verso la scienza medica e i suoi strumenti.

“ …..sto così bene che a volte ho pensato che magari la macchina della TAC il giorno del mio esame era rotta….”

Un’altra paura frequente può essere quella che le proprie condizioni fisiche peggiorino a tal punto da non permettere di arrivare all’intervento. Ciò può verificarsi soprattutto quando il periodo di attesa si allunga, anche in relazione ad eventuali nuovi sintomi. Questa paura può essere vissuta come un senso di abbandono da parte dell’equipe medica. La conoscenza dei meccanismi che regolano la lista e i tempi d’ attesa può agevolare la comprensione della propria situazione e riducendo i timori relativi all’essere trascurati. Altri eventi negativi quali, ad esempio, le chiamate pre-trapianto andate a vuoto possono influenzare negativamente questa sensazione.

“…… quando mi hanno detto che il fegato non andava bene e sono dovuto tornare a casa, ho avuto

paura che non mi avrebbero mai più trapiantato……”

Durante il periodo di attesa, sia per il paziente che per i familiari, è difficile fare progetti concreti per il futuro. Essendo ogni attività concentrata sulla prospettiva del trapianto, diventa difficile concentrarsi su cose diverse dalla propria condizione. E’ però importante riuscire a mantenere le attività di tutti i giorni per meglio “integrare” nella propria vita l’esperienza della malattia e per equilibrare paure e speranze.

Nell’attesa possono apparire più apertamente i pensieri relativi al donatore. A volte il desiderio che la tanto sperata chiamata arrivi al più presto può dare origine all’idea che ci sia un rapporto causa – effetto fra lo sperare per la propria vita e l’evento della morte del donatore. Questa associazione psicologica può provocare sentimenti di colpa.

E’ importante ricordarsi che la causa di morte del donatore è un evento del tutto diverso e indipendente

dalla necessità di un fegato da parte di chi aspetta il trapianto”

Per ridurre le difficoltà incontrate durante il periodo di attesa, può essere utile per paziente ed i suoi familiari, incontrare persone già trapiantate che possono condividere pensieri ed emozioni e dare informazioni su molti aspetti legati all’intervento.

A.I.T.F. per la vita

Tratto da Progetto: malattie epatiche, trapianti di fegato. Prometeo onlus. - Cfr. - Ist. It. Tumori MI

Ricerca G. P. Troncon 2003

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